Ladro in casa: si può sparare?

Se hai un’arma e stai pensando di sparare al ladro che ha appena varcato la soglia del cancello di casa tua, probabilmente potresti essere condannato per omicidio. Se, invece, hai dei bambini che stanno dormendo nelle loro stanze e sei assalito da un forte turbamento interiore, tanto da temere per l’incolumità della tua famiglia, potresti farla franca anche se uccidi il malintenzionato e ne avvolgi il corpo in un lenzuolo per poi buttarlo in un fiume. Potrebbe essere sintetizzato così il senso della nuova legittima difesa domiciliare per come modificata dalla famosa legge 36 del 2019 e, proprio di recente [1], interpretata dalla Cassazione.

La Corte ha dovuto pronunciarsi su un quesito tutt’altro che facile: se c’è un ladro in casa, si può sparare? In altri termini, in quale momento si può dire che la minaccia dell’estraneo è talmente grave da potersi ritenere giustificata ogni condotta nei suoi confronti, ivi compreso l’omicidio? Facciamo il punto della situazione.

Anche con la nuova legge non rientra nella legittima difesa il fatto di sparare contro il ladro in casa se questo non è pericoloso, ossia se l’intruso in quel momento non sta tenendo una condotta che mette in pericolo la persona o i suoi beni. Tanto per fare un esempio, il ladro con in mano solo qualche attrezzo da scasso, ma privo di coltelli o pistole, non può essere considerato un pericolo: pertanto, il suo omicidio o ferimento da parte del proprietario di casa costituirebbe solo un gesto di vendetta e non di difesa, punito col carcere.

Allo stesso modo, chi, rientrando in casa, si accorge che dentro c’è un ladro armato, ma che tuttavia sta già scappando dopo aver svaligiato il possibile, non può sparargli: lo scopo della legittima difesa è, infatti, difendere la propria persona e quella dei propri cari, non invece il proprio patrimonio. Quindi, in tal caso, il padrone di casa dovrà farsi da parte – al massimo chiamare la polizia – ma non potrà porre in essere gesti intimidatori, come uno sparo di pistola, che potrebbero mettere a repentaglio la vita del ladro. Se, invece, vi è un attuale pericolo di un’offesa al patrimonio si può sparare al ladro solo se questi non desiste dall’azione criminosa e c’è il pericolo che essa possa sfociare in un’aggressione fisica. Si pensi al padrone di casa che si accorge della presenza dei ladri in giardino e che, nonostante questi abbiano percepito la presenza di gente nell’appartamento, non desistano dall’intento criminoso e facciano di tutto per entrare dentro. Allora, che fare se il ladro entra in casa? Immagina di essere a casa, di notte, con i tuoi figli che dormono nella loro camera, e in quel momento senti un tonfo muto, di chi ha appena scassinato il portone dell’edificio. Ti affacci e ti accorgi che ci sono due persone che hanno fatto appena irruzione nelle scale. Intimorito, puoi valutare una serie di ipotesi: scappi di casa con i tuoi cari prima che i malintenzionati salgano sin dentro il tuo appartamento; chiami la polizia e attendi che questa mandi una volante; prendi la pistola nel cassetto e spari in aria per spaventare gli intrusi; prendi la pistola nel cassetto e spari al primo che si presenta in casa tua.

Ebbene, secondo la Cassazione, con le nuove norme approvate dalla legge sulla nuova legittima difesa, il proprietario di casa può sparare se si accerta che ha agito in uno stato di «grave turbamento». Non importa se il ladro è nascosto nel buio del giardino, intenzionato a entrare dalla finestra lasciata aperta per il caldo e bloccato dalla paura di essere stato sentito.

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